Correva l'anno...

Il 23 settembre del 1969 Aldo Zoppis, Sergio Piana, Marco Fila e Loris Brughera, nello studio del notaio Lanteri, fondarono la "Croce Verde di Verbania e dintorni".
Affiancati da una decina di Volontari danno vita a una nuova Pubblica Assistenza, che divenne operante a tutti gli effetti dal 1° gennaio 1970, quando venne compiuto il primo servizio, un intervento per infortunio sui campi da sci di Pian di Sole.
La sede era collocata in un vecchio stabile di corso Cairoli a Intra, dove al primo piano c'era l'ufficio e al primo piano le stanze dei militi. Sotto una tettoia era ricoverata l'unica ambulanza in dotazione, una Fiat 238 comperata dalla Croce Verde di Torino. Furono i volontaria scavare una buca per le riparazioni e a sistemare tutta la sede.
Aldo Zoppis, che fu anche il primo Presidente, racconta così quell'inizio: "Avevamo l'impressione che la Croce Rossa non fosse più sufficiente a coprire i fabbisogni della nostra città. Questo ci spinse a metterci insieme e a partire in questa impresa, che sembrava veramente più grande di noi".

Zoppis e altri avevano maturato conoscenze con altre croci, Arma di Taggia e Torino in particolare.

"Fu grazie a loro e che prendemmo il coraggio di partire" - sottolinea Zoppis - "e che apprendemmo come farlo, quali problematiche avremmo incontrato, ma fu soprattutto grazie a loro che fu possibile dotarci del parco macchine fondamentale per far fronte ai bisogni".
Indispensabile, infatti, visti i pochi soldi a disposizione, trovare macchine già attrezzate e usate, del cui buon funzionamento essere però certi. Così fu, e vi furono anche "vetture mito", come la Citroen per i viaggi sopravvissuta per anni all'interno dell'ente, con migliaia di chilometri sulle spalle e trasferte avventurose in Francia e Olanda o su e giù per l'Italia. I ricordi di quel periodo meriterebbero un libro a sè a Zoppis brillano ancora gli occhi nel raccontare lo spirito di corpo, le immani fatiche, i grandi sacrifici, le grandi soddisfazioni.
Onestamente riconosce che non mancavano screzi, inevitabili in ogni sodalizio e soprattutto in momenti difficili, ma l'entusiasmo della maggioranza consentì di superarli e proseguire. Soldi infatti ce n'erano pochi e fu grazie alla risposta della popolazione e alla scrupolosità di Marisa Fontana, che fin dalla nascita tenne i conti dell'Ente, se a fine mese si riusciva sempre a pagare le spese.

Inutile negarlo, anche perchè è storia che tutti conoscono, i primi tempi furono cottraddistinti da una sorta di rivalita'  tra Croce Rossa e Croce Verde, che spingeva gli uni e gli altri a gareggiare in qualità e velocità. I tempi del 118 erano ancora lontani.
L'evolversi di concetti di assistenza sanitaria, di emergenza e di primo soccorso porteranno poi ad un mutamento progressivo di questi rapporti, tanto che una quindicina di anni dopo i due Enti si mobiliteranno assieme per raccogliere i fondi necessari ad arredare ed attrezzare le nuove sedi, entrambe ubicate nel luogo in cui sorgeva l'ex nastrificio Speroni, che l'Amministrazione Comunale aveva destinato a tale scopo. Nella nuova sede, che e' anche l'attuale, ci si arrivò, in realtà, agli inizi degli anni '90, quando ormai in corso Cairoli si stava letteralmente ammonticchiati. Claudio Tessitore, che con Zoppis e pochi altri rappresenta la memoria storica dell'ente, ne sintetizza l'evoluzione in tre periodi: il primo è quello dell'avvio, faticoso, basato sulla buona volontà e sugli entusiasmi di un gruppo ristretto di persone, in cui prevalevano i turnisti delle fabbriche: Cartiera, Montefibre, ma anche della Navigazione, che proprio grazi ai loro orari potevano garantire la copertura di tutte le 24 ore. Molti facevano delle "non stop" tra lavoro e volontariato, di un giorno e più.
Allora non esistevano corsi di preparazione agli interventi di emergenza. Chi entrava nella Croce Verde, ma il discorso valeva per ogni tipo di croce, imparava dai volontari più anziani di servizio. Bisogna ricordare che anche la logica del primo intervento era molto diversa: si doveva caricare il malato o l'infortunato e portarlo all'ospedale il più in fretta possibile. Nessun tipo di primo soccorso era richiesto ai volontari.

In questa prima fase, ricorda Aldo Zoppis, oltre alle fatiche della copertura dei turni c'erano le angosce dell'arrivare a fine mese, le necessità di sistemazione della sede, la ricerca continua di ambulanze in buone condizioni e basso costo.

La seconda fase coincide con l'arrivo di un gruppo di giovani, con gli entusiasmi e l'irruenza propria dell'età. E' una fase in cui si impone l'analisi del lavoro svolto, il bisogno di darsi unastrutturazione solida, l'esigenza di una formazione. Nasce cosi' la figura del "Comandante dei Militi", si riflette sul "senso del volontariato", ci si da' un regolamento interno che serve a disciplinare i militi stessi.
In questa fase non mancano gli scontri, anche aspri, tra le diverse le visioni e le diverse mentalità, ma complessivamente e' un periodo positivo, poiche' le critiche e gli scontri consentono una crescita qualitativa del servizio.
La terza fase coincide con l'ingresso massiccio delle donne. Il problema era già nato a pochi mesi dalla fondazione. Marisa Fontana era stata voluta e accettata all'inizio da tutti, perchè era amica, conosciuta, non più giovanissima e con una famiglia alle spalle. L'arrivo delle prime ragazze crea un po' di sbandamento. Siamo agli inizi degli anni '70, l'onda rivoluzionaria del '68 ha i suoi effetti ovunque, anche qua. Gli anziani guardano con un po' di diffidenza i giovani con le loro idee di cambiamento, gli atteggiamenti più liberi e spregiudicati, dovunque c'è l'esigenza di una vita in comune sorge il problema della promiscuità, dei rischi a tenere uomini e donne insieme, di giovane età, di notte...
L'ingresso delle militesse viene accettato unanimamente, anche se qualcuno storce il naso, però le si colloca a dormire in un locale fuori dalla sede, di fronte alla stessa, facilmente raggiungibile a vista e a voce nel caso di uscite di emergenza.
Un po' più di resistenza viene posta quando le donne chiedono di fare l'esame per diventare autiste di emergenza. Sembra ieri, ma in quegli anni il cammino dell'emancipazione femminile era appena iniziato e poche erano ancora le donne che guidavano, figurarsi un'ambulanza di emergenza. Fatto sta che, non solo le militesse si dimostrarono all'altezza, ma si rivelarono anche utili ad un processo di maturazione interna dell'ente, che vive, con l'entrata massiccia delle donne, una fase di consolidamento e di conferma della propria validità

Negli anni '80 la Croce Verde e' ormai una realtà istituzionale riconosciuta. Si succedono due presidenti medici, che favoriscono la preparazione di base dei militi, allora non codificata come oggi: il dottor Carlo Gasparini ed il dottor Emilio Castagna. Con loro si attua un passaggio di livello qualitativo, ormai fondamentale per enti di questo tipo.
Negli anni '80, sotto la presidenza del dottor Castagna, valente medico, dotato di grande umanità e di capacità organizzative notevoli, si avviano migliorie interne e si parla, con sempre più insistenza, dell'esigenza di trovare una sede più idonea, iniziando con l'Amministrazione Comunale una trattativa, parallelamente condotta dalla Croce Rossa, che sfocerà poi nel trasloco all'ex nastrificio, l'attuale sede. La prematura scomparsa del dottor Castagna, di cui non solo in Croce Verde, ma in tutta la città si serba un ottimo ricordo, segna un attimo di stasi nell'ente, in cui si sovrappongono il dolore e la necessità di trovare una valida sostituzione.
Sarà l'avvocato Andrea Fuhrmann a prendere il suo posto, che si dedica a dare un assetto stabile ai vari compiti, ormai divenuti molteplici e ad affrontare, con il supporto dell'architetto Ammenti, il problema della nuove sede in modo organico.
Il consolidamento della Croce Verde comporta anche l'aumento dei viaggi e dei trasporti dei cittadini, a fianco dei servizi di emergenza, la necessità di ampliare le entrate e quindi di rendersi più visibili.
E' sotto la presidenza Fuhrmann che si festeggia il 18° compleanno dell'Ente, con la presenza di Scalfaro, una grande festa sotto la tettoia a Intra e sulla motonave Verbania, noleggiata per l'occasione.

L'altro evento importante nella vita dell'ente risale al 1992, sotto la presidenza di un altro medico, Marisio Ricca, quando il già citato e tanto sospirato trasferimento nella nuova sede ha finalmente luogo. Questo evento fu travagliato per le lungaggini burocratiche, per l'ansia che lo fratto in essere dai vecchi locali e il protrarsi dei lavori comportava, ma anche per la necessita'  di raccogliere i soldi necessari ad arredare i nuovi spazi, necessità a cui ancora una volta i cittadini e alcuni importanti istituzioni fecero fronte con generosità. Qui possono trovare dignitoso spazio gli uffici, che e' divenuto indispensabile separare dal resto dei locali, per le molte pratiche che si devono svolgere, il centralino, i locali in cui i volontari soggiornano durante i turni, un'ampia cucina, salone, camera da letto, una delle quali destinata poi a medici e paramedici con l'avvento del 118.
Il corpo principale e' al primo piano. Al secondo piano trova sede il Telesoccorso, la sala per la formazione e la sala per le riunioni del Consiglio Direttivo.
A pian terreno il vasto garage per i mezzi dell'ente. Nel 1996 diviene presidente Claudio Grasso. Durante il suo primo mandato, consapevole dei mutamenti che la nuova organizzazione del 118 creerà, sostiene la necessità di assumere del personale dipendente e di creare un vivaio di giovani.
La vera ultima rivoluzione e' costituita dall'avvento del 118, che nella provincia del Verbano Cusio Ossola diventa operante alla fine degli anni '90. Il coordinamento di tutti i servizi di emergenza che esso comporta esige nuove modalità organizzative, ma anche un cambiamento di mentalità, sia dei volontari che operano all'interno della Croce Verde, sia dei cittadini, che si trovano ad avere un'assistenza di più alto livello, ma le cui modalità, a volte, non sono immediatamente comprese.